L’Antitrust australiano porta Meta in tribunale: annunci-fake sulle criptovalute


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L’Antitrust australiano porta Meta in tribunale: annunci-fake sulle criptovalute

La società madre di Facebook non avrebbe fatto tutto il possibile per rimuovere le pubblicità fraudolente in cui personaggi pubblici, senza aver dato consenso, promuovevano investimenti in valute digitali. La difesa: “Gli automatismi di tutela non sono bastati”
18 Mar 2022
Veronica Balocco

L’Australian competition&consumer commission (Accc), Garante australiano per la concorrenza e i consumatori, ha citato in giudizio Meta, la società madre di Facebook, per “non aver agito a sufficienza sulla rimozione dalla piattaforma di annunci truffa in cui personaggi pubblici e famosi promuovevano investimenti in criptovalute“. In particolare, l’Accc ha affermato che le pubblicità sfruttavano immagini di diversi leader aziendali, conduttori televisivi e politici australiani e contenevano collegamenti ad articoli dei media falsi che includevano citazioni attribuite alle personalità. Le celebrità hanno quindi presentato varie denunce per utilizzo del loro profilo senza consenso. A causa della truffa, alcuni utenti hanno perso fino a mezzo milione di dollari.
Indice degli argomenti
• L’Accc: “Meta responsabile di questi annunci”
• Meta: “Usati tutti gli strumenti di difesa”
• La causa del magnate Forrest
L’Accc: “Meta responsabile di questi annunci”
Secondo la causa intentata dall’Accc presso la Corte federale, Facebook avrebbe “aiutato e favorito” o sarebbe stata “consapevolmente coinvolta in comportamenti e dichiarazioni false o fuorvianti da parte degli inserzionisti”. “L’essenza del nostro caso – ha affermato il presidente dell’Accc Rod Sims – è che Meta è responsabile di questi annunci che pubblica sulla sua piattaforma. Si presume quindi che Meta fosse a conoscenza degli annunci truffa che venivano visualizzati sulla piattaforma, ma non ha adottato misure sufficienti per risolvere il problema”.

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